Perché suonavamo di più quando avevamo meno strumenti?
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Una riflessione estiva tra GAS, tecnologia, social e quella chitarra che una volta bastava per passare un pomeriggio intero.
Estate. Vacanze. Magari una settimana al mare.
C'è chi sotto l'ombrellone legge un libro, chi passa il pomeriggio con lo smartphone in mano e chi, inevitabilmente, dopo qualche giorno comincia a sentire la mancanza della propria chitarra.
E allora ci è venuta in mente una domanda.
Possibile che oggi, con molta più attrezzatura a disposizione rispetto al passato, a volte finiamo per suonare meno?
È naturalmente una provocazione. Ma forse non è poi così lontana dalla realtà.
Quando una chitarra bastava
Chi ha iniziato a suonare qualche decennio fa probabilmente ricorda una situazione molto diversa da quella attuale.
Una chitarra, un amplificatore, forse un distorsore e basta.
Non c'erano migliaia di preset da scaricare, simulatori di amplificatori, impulse response, plugin, aggiornamenti firmware, community nelle quali confrontare ogni singolo componente della propria strumentazione.
E soprattutto non esistevano centinaia di video che ogni giorno ci spiegavano perché il nostro suono poteva essere migliore comprando qualcos'altro, avevamo meno possibilità ma proprio per questo, forse, passavamo più tempo a suonare quello che avevamo.
Se l'amplificatore aveva un bel pulito e un distorto discutibile, imparavamo a far funzionare quel distorto.
Se la chitarra non aveva esattamente il pickup che avremmo desiderato, compensavamo con le mani, con il volume o con il tono.
Non perché fossimo necessariamente musicisti migliori ma semplicemente perché non avevamo altre cinquanta alternative a portata di clic.
Oggi possiamo avere praticamente qualsiasi suono
Facciamo un salto fino al 2026.
Con una pedaliera digitale relativamente compatta possiamo portarci dietro decine di amplificatori virtuali, cabinet, microfoni, effetti e preset.
Con un computer possiamo registrare un brano completo praticamente ovunque.
Con una buona interfaccia audio e un paio di cuffie possiamo costruire uno studio che qualche decennio fa sarebbe sembrato fantascienza.
Persino una chitarra può ormai contenere effetti, amplificazione, speaker e funzioni che fino a pochi anni fa avrebbero richiesto diversi apparecchi separati.
È straordinario.
E diciamolo chiaramente: non rimpiangiamo affatto i tempi in cui per avere certe possibilità bisognava spendere cifre enormi e riempire una stanza di attrezzatura.
Il problema non è la tecnologia.
Il problema nasce quando la possibilità di scegliere diventa più interessante del risultato.
Il preset perfetto che non arriva mai
Probabilmente sarà capitato a molti.
Accendiamo il modeler con l'intenzione di suonare mezz'ora.
Preset numero 12.
Bello.
Però forse il 13 ha un Marshall migliore.
Passiamo al 13.
Poi cambiamo cabinet.
Poi proviamo un'altra IR.
Un po' meno gain.
Un delay diverso.
Magari quel nuovo preset visto ieri su YouTube...
Passano quaranta minuti.
E non abbiamo ancora suonato una canzone dall'inizio alla fine.
Abbiamo ottenuto un suono probabilmente migliore.
Ma abbiamo suonato meno.
È uno dei grandi paradossi della tecnologia musicale moderna: gli strumenti che dovrebbero permetterci di arrivare più velocemente alla musica possono diventare essi stessi il nostro passatempo e non c'è niente di male, anche sperimentare con i suoni è divertente.
Basta esserne consapevoli.
Poi c'è la GAS
Chi frequenta il mondo degli strumenti musicali conosce bene l'acronimo GAS: Gear Acquisition Syndrome.
In pratica quella strana convinzione secondo cui ci manca sempre qualcosa.
Compriamo un overdrive.
Fantastico.
Dopo una settimana iniziamo a chiederci come sarebbe affiancato a un altro overdrive.
Abbiamo una Stratocaster.
Ma forse ci servirebbe una Telecaster.
Compriamo la Telecaster.
A quel punto evidentemente manca una Les Paul.
E quando finalmente abbiamo Stratocaster, Telecaster e Les Paul scopriamo su Internet una chitarra che combina alcune caratteristiche di tutte e tre.
Il problema non è comprare strumenti.
Sarebbe piuttosto curioso sentirlo dire da un negozio di strumenti musicali, il punto è un altro, uno strumento nuovo dovrebbe farci venire voglia di suonare, non semplicemente voglia di comprare il successivo.
Questa, forse, è la differenza.
I social hanno cambiato anche il nostro modo di ascoltare
C'è poi un'altra cosa che negli ultimi anni è cambiata enormemente.
Il tempo.
Abbiamo imparato ad ascoltare tutto velocemente.
Video di trenta secondi.
Demo di un minuto.
Confronti immediati.
Chitarra A contro chitarra B.
Pedale A contro pedale B.
Amplificatore valvolare contro modeler.
Plugin contro hardware.
Pickup economico contro pickup boutique.
Tutto deve avere un vincitore, ma la musica raramente funziona così.
Forse dovremmo tornare ogni tanto a fare una cosa incredibilmente semplice: mettere un disco dall'inizio alla fine.
Oppure prendere una chitarra e suonare senza registrare, senza pubblicare e senza preoccuparci se il suono possa piacere a qualcun altro, semplicemente perché ci va.
E qui arrivano, paradossalmente, le smart guitar
Ed è proprio qui che la tecnologia moderna può ribaltare completamente il discorso.
Perché esiste anche una tecnologia che non aggiunge complicazioni, le elimina.
Pensiamo alle cosiddette smart guitar. Strumenti come alcune ENYA o le chitarre LAVA integrano direttamente nello strumento funzioni che normalmente richiederebbero altri apparecchi. Nel caso di modelli come ENYA Nova Go Sonic e Inspire troviamo, per esempio, speaker integrato ed elaborazione degli effetti direttamente nella chitarra.
Il concetto è interessante soprattutto in vacanza.
Niente amplificatore.
Niente pedaliera.
Niente alimentatori.
Niente groviglio di cavi.
Prendi la chitarra e suoni.
Ed è curioso: uno degli strumenti tecnologicamente più avanzati che possiamo avere oggi può riportarci esattamente al principio dal quale siamo partiti.
Una chitarra e basta.
In albergo, in una casa al mare, in campeggio, su una terrazza o — con tutte le dovute precauzioni contro sole diretto, sabbia e salsedine — anche per qualche accordo durante una giornata in spiaggia.
Per alcuni modelli è possibile anche utilizzare le cuffie, trasformando la chitarra in una piccola postazione personale da viaggio. La Nova Go Sonic, per esempio, prevede anche un'uscita cuffie oltre al sistema audio integrato.
In questo caso la tecnologia non ci sta dando altre cento cose da collegare.
Ce ne sta togliendo cento.
Ed è probabilmente questo il modo più intelligente di utilizzarla.
Non era necessariamente meglio prima
A questo punto qualcuno potrebbe pensare che questo sia il classico articolo nostalgico del tipo:
"Una volta sì che si suonava..."
Assolutamente no.
Oggi un ragazzo che inizia a suonare ha possibilità che noi avremmo sognato:
- Può registrarsi facilmente
- Può studiare con musicisti dall'altra parte del mondo
- Può rallentare un assolo mantenendone l'intonazione
- Può avere decine di amplificatori virtuali dentro un apparecchio grande quanto un libro
- Può creare musica praticamente ovunque
Tornare indietro non avrebbe alcun senso.
Forse dovremmo semplicemente imparare a fare una cosa diversa:
- scegliere quando smettere di scegliere
- Trovare un suono che ci piace
- Lasciare stare il menu
- E iniziare a suonare
La prova dell'ombrellone
E allora, visto che siamo in periodo di vacanze, proponiamo un piccolo esperimento.
Per qualche giorno provate a ridurre tutto.
Una chitarra.
Un suono.
Niente ricerca del preset perfetto.
Niente confronto con quello che utilizza il chitarrista visto ieri su Instagram.
Niente video dal titolo “Il pedale che cambierà per sempre il tuo suono”.
Scegliete dieci canzoni che vi piacciono e suonatele.
Magari scopriremo che il componente più importante del nostro setup non era quello che mancava sulla pedaliera, era semplicemente il tempo passato con lo strumento in mano.
E visto che siamo sotto l'ombrellone, chiudiamo con una domanda.
Se domani partissi per un mese e potessi portare con te un solo strumento, quale sceglieresti?
Niente seconda chitarra.
Niente piano B.
Una sola.
Pensateci bene.
E buone vacanze da Vai con la Sigla.
