Fulltone OCD a confronto: V2, Custom Shop v1.4 e Germanium. Tre modi di intendere un overdrive diventato un classico
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Ci sono pedali che funzionano bene, pedali che diventano famosi e poi ci sono circuiti che, a un certo punto, entrano a far parte del vocabolario dei chitarristi.
Il Fulltone OCD – Obsessive Compulsive Drive appartiene decisamente a quest’ultima categoria.
Nato nei primi anni Duemila, l’OCD ha attraversato revisioni, modifiche circuitali e generazioni differenti, diventando uno degli overdrive/distorsori boutique più riconoscibili di sempre. Oggi Fulltone propone contemporaneamente tre interpretazioni particolarmente interessanti dello stesso progetto: OCD V2 Standard Line, Custom Shop OCD v1.4 e Custom Shop OCD Germanium.
A guardarli velocemente potrebbero sembrare tre varianti dello stesso pedale. In realtà le differenze sono abbastanza profonde da renderli adatti a chitarristi e setup differenti.
Prima di confrontarli, però, vale la pena raccontare come siamo arrivati fin qui.
Fulltone: dalla nascita del boutique moderno alla rinascita del marchio
Fulltone Musical Products viene fondata nel 1991 da Michael Fuller, in un periodo in cui parlare di “boutique pedal” non era ancora normale come oggi. L'idea era costruire effetti robusti, musicali e pensati realmente per l'utilizzo professionale, mantenendo la produzione negli Stati Uniti. Nel tempo prodotti come Full-Drive, Deja'Vibe, Clyde Wah e soprattutto OCD contribuiscono a trasformare Fulltone in uno dei marchi simbolo della prima grande stagione dei pedali boutique americani.
L'OCD nasce nel 2004 e attraversa negli anni numerose revisioni. Qui è utile fare subito chiarezza perché la nomenclatura Fulltone può generare confusione: le prime evoluzioni vengono identificate come v1.0, v1.1, v1.2 e così via fino alla v1.8, con modifiche relativamente circoscritte a componenti e valori circuitali. Nel 2017 arriva invece quella che commercialmente conosciamo come OCD V2, con interventi decisamente più consistenti sullo stadio d'ingresso, sull'uscita e sul sistema di bypass.
La storia recente del marchio è stata molto più travagliata. Nel 2020 alcune dichiarazioni pubbliche di Fuller provocarono forti polemiche e portarono anche alla rottura dei rapporti con alcuni importanti retailer americani. Nel 2022 Fulltone chiuse la propria attività produttiva su larga scala in California; all'epoca Fuller indicò anche le crescenti difficoltà nel mantenere economicamente sostenibile quel modello produttivo interamente statunitense. Per qualche tempo sembrò che una delle aziende storiche del settore fosse arrivata definitivamente alla fine del proprio percorso.
Poi arriva la seconda vita.
Nel 2023 Brad Jackson, fondatore di Jackson Audio e Jackson Ampworks, raggiunge un accordo per utilizzare in licenza Fulltone Musical Products sotto il nuovo progetto Fulltone USA. Il rilancio ufficiale avviene al NAMM 2024: produzione, distribuzione e supporto vengono riorganizzati sotto la nuova struttura, mentre Mike Fuller rimane coinvolto nello sviluppo e nella continuità dei progetti originali.
Ed è proprio questa nuova fase che permette di avere nuovamente disponibili non solo l'OCD moderno, ma anche riedizioni Custom Shop di alcune delle sue interpretazioni più interessanti.
Prima di confrontarli: perché l'OCD è diverso da tanti overdrive
L'OCD viene spesso inserito genericamente nella categoria degli overdrive, ma può spingersi tranquillamente nel territorio della distorsione.
Uno degli elementi caratteristici del progetto è lo stadio di hard clipping basato su MOSFET, collegato alla tensione di riferimento del circuito anziché semplicemente a massa. Fulltone attribuisce proprio a questa architettura una parte importante della particolare sensibilità dell'OCD alla dinamica del plettro.
È uno dei motivi per cui l'OCD viene spesso descritto come un drive “amp-like”: aumentando la forza della pennata aumenta la sensazione di saturazione, mentre suonando più delicatamente il suono tende ad aprirsi.
Non è quindi semplicemente un'altra interpretazione del classico Tube Screamer.
Tutti e tre i pedali che stiamo confrontando mantengono inoltre l'interfaccia che ha reso immediatamente riconoscibile l'OCD:
Volume, Drive, Tone e selettore HP/LP
HP significa High Peak, LP Low Peak. In linea generale, LP mantiene una risposta più aperta e meno aggressiva, mentre HP aggiunge maggiore presenza e intensità alla saturazione, facilitando anche l'emersione della chitarra all'interno del mix.
Da questa base comune iniziano però tre strade differenti.
Fulltone OCD V2 Standard Line: l'OCD pensato per la pedaliera moderna
L'OCD V2 è probabilmente la scelta più razionale per chi vuole semplicemente mettere un OCD in pedaliera e utilizzarlo ogni giorno.
La revisione V2 ha introdotto tre modifiche particolarmente importanti.
La prima è un buffer d'uscita, pensato per ridurre l'influenza dei pedali che seguono l'OCD nella catena. Questo diventa particolarmente utile nelle pedaliere grandi, con switcher, cavi lunghi e numerosi effetti.
La seconda è un nuovo stadio d'ingresso discreto basato su JFET 2N5457 configurato in Classe A, che porta l'impedenza d'ingresso da 330 kΩ a 1 MΩ. L'obiettivo è migliorare la relazione tra pedale e pickup e mantenere una risposta dinamica convincente tanto con single coil quanto con humbucker.
La terza è la possibilità di scegliere internamente tra True Bypass ed Enhanced Bypass.
Sul nostro OCD V2 troviamo inoltre alimentazione 9-18 V DC, assorbimento dichiarato di 8 mA e naturalmente le modalità HP/LP.
Come si traduce tutto questo suonando?
Il V2 rappresenta l'OCD più orientato all'utilizzo contemporaneo.
Non perché abbia necessariamente “più suono” degli altri, ma perché è stato progettato per comportarsi in maniera più prevedibile all'interno di catene effetti complesse.
Mantiene l'attacco deciso tipico dell'OCD, dispone di parecchio gain ed è in grado di passare da un boost sporco a un overdrive rock fino a una vera distorsione.
È quello che sceglierei per una pedalboard da concerto nella quale l'OCD deve essere prima di tutto affidabile, versatile e facilmente integrabile con gli altri effetti.
Fulltone Custom Shop OCD v1.4: tornare all'OCD che ha costruito la leggenda
Se il V2 guarda avanti, il Custom Shop OCD v1.4 fa esattamente il contrario.
Fulltone USA lo descrive come una ricostruzione fedele, componente per componente, della storica specifica v1.4. Il layout e la scelta dei componenti sono stati riprodotti con l'obiettivo di mantenere il comportamento dell'originale, senza introdurre gli aggiornamenti del V2 per maggiore comodità o compatibilità con le pedaliere moderne.
La v1.4 originale risale al periodo in cui l'OCD stava consolidando definitivamente la propria reputazione e oggi è tra le revisioni più ricercate dagli appassionati.
Secondo Fulltone USA questa configurazione offre bassi più pieni, parte alta più aperta e una minore enfasi sulle medie, mantenendo quella forte sensibilità al tocco che ha reso celebre il circuito.
Sulla versione attualmente commercializzata troviamo Volume, Drive, Tone, HP/LP, True Bypass e alimentazione da 9 a 18 V.
Fulltone USA ha inoltre dichiarato per la riedizione una produzione limitata a 500 esemplari, senza ulteriori produzioni pianificate al momento della presentazione.
Come cambia rispetto al V2?
Qui la questione diventa soprattutto di comportamento sotto le dita.
La filosofia della v1.4 è più essenziale: meno attenzione alla gestione della pedaliera moderna e maggiore attenzione alla replica del comportamento dello storico circuito.
È il modello che ha più senso per chi cerca l'esperienza OCD “old school”, con un suono molto aperto e un rapporto particolarmente diretto tra chitarra, pedale e amplificatore.
Con un buon ampli valvolare già vicino al breakup diventa particolarmente interessante, perché può essere utilizzato sia per aggiungere saturazione sia per spingere ulteriormente lo stadio d'ingresso dell'amplificatore.
E c'è anche un elemento difficilmente ignorabile: dei tre è quello con il maggiore fascino storico e collezionistico.
Fulltone Cust
om Shop OCD Germanium: non semplicemente un OCD “più vintage”
E arriviamo probabilmente al più particolare dei tre: OCD Germanium, o OCD-Ge.
Il nome può far pensare a una semplice sostituzione dei dispositivi di clipping. In realtà è più interessante di così.
Fulltone spiega che alcune delle prime versioni dell'OCD utilizzavano due MOSFET insieme a un diodo al germanio. Con il tempo quel particolare tipo di componente divenne più difficile e costoso da reperire.
Per l'OCD Germanium Fulltone ha invece utilizzato due MOSFET più due diodi al germanio, accompagnandoli con ulteriori modifiche al circuito.
Questa è una distinzione importante.
Non bisogna quindi interpretare il Germanium semplicemente come “l'unico OCD con germanio” contrapposto a due circuiti completamente differenti. Il germanio fa parte della storia stessa delle prime evoluzioni dell'OCD; sull'OCD-Ge diventa però un elemento molto più centrale nel progetto.
Fulltone descrive il risultato come dotato di maggiore definizione, sensazione più simile alla risposta di un amplificatore valvolare, gamma dinamica leggermente più ampia, maggiore sustain e una risposta più focalizzata sulle note singole.
La versione attuale mantiene anche la possibilità di scegliere tra True Bypass ed Enhanced Bypass, oltre a HP/LP e alimentazione 9-18 V.
Dove emerge davvero il carattere del Germanium? Soprattutto nel fraseggio.
Se il v1.4 affascina per apertura e immediatezza, il Germanium tende a mettere maggiormente in evidenza la struttura della singola nota e il sustain.
Questo non significa necessariamente che abbia “più gain”.
Il punto è piuttosto come viene generata e percepita la saturazione.
Per questo va particolarmente bene in classic rock, blues rock, alternative e in generale in tutti quei contesti nei quali il drive non deve semplicemente riempire gli accordi, ma deve diventare parte integrante dell'espressività della chitarra.
È anche probabilmente quello dei tre che merita maggiormente di essere provato direttamente: la differenza riguarda infatti almeno quanto la sensazione sotto le dita quanto l'equalizzazione percepita.
Quale Fulltone OCD scegliere?
La risposta, fortunatamente, non è “quello che costa di più”.
Sono tre strumenti differenti.
Se state costruendo una pedaliera moderna e cercate un overdrive/distorsore capace di funzionare bene in moltissimi contesti, OCD V2 Standard Line è probabilmente la scelta più logica. Il nuovo ingresso JFET, il buffer d'uscita e la possibilità di utilizzare l'Enhanced Bypass non servono a fare scena sulla scheda tecnica: hanno un'utilità concreta soprattutto nelle catene effetti complesse.
Se invece quello che volete è capire perché alcune vecchie revisioni dell'OCD hanno raggiunto quasi uno status di culto, il Custom Shop OCD v1.4 è il modello più interessante. È volutamente meno “modernizzato” e proprio per questo conserva il fascino di un circuito nato in un'altra epoca della pedalboard.
Infine c'è l'OCD Germanium. Lo sceglierei non perché il germanio sia automaticamente migliore – non lo è – ma perché quella particolare configurazione cambia realmente il comportamento del clipping. È il modello che guarderei con maggiore attenzione per chi usa molto la dinamica, lavora con il volume della chitarra e vuole un drive particolarmente espressivo sulle parti soliste.
Il migliore OCD? Dipende da quello che volete farci
Dopo oltre vent'anni dalla nascita del progetto, la cosa più interessante dell'OCD è forse proprio questa: non esiste un unico OCD definitivo.
Il V2 rappresenta l'evoluzione.
Il v1.4 rappresenta la memoria storica.
Il Germanium rappresenta una variazione sul tema che utilizza quella stessa base per cercare una risposta differente.
E questo è probabilmente il motivo per cui ha ancora senso parlare dell'Obsessive Compulsive Drive nel 2026, in un mercato che nel frattempo si è riempito di migliaia di overdrive, preamp digitali, profiler e modeler.
L'OCD continua a fare una cosa molto semplice ma non scontata: lasciare che siano la mano del chitarrista, la chitarra e l'amplificatore a decidere quanto debba diventare cattivo.
