
Tra tutti gli accessori che un chitarrista può comprare, il plettro è probabilmente quello che riceve meno attenzione. Si passa magari mezz’ora a discutere di corde, pickup, pedali, valvole e coni, poi davanti al barattolo dei plettri si prende quello dello spessore abituale e finisce lì.
In fondo, tanto un plettro è un plettro.
Oppure no.
Perché il plettro è uno dei pochi elementi della catena del suono che si trova esattamente nel punto in cui il musicista trasferisce il proprio movimento alla corda. Prima ancora del pickup, dell’amplificatore o dell’effetto, c’è il modo in cui la corda viene colpita e rilasciata. E forma, rigidità, materiale, punta e superficie di contatto possono cambiare sensibilmente sia la sensazione sotto le dita sia l’attacco della nota.
È proprio partendo da questa considerazione che nasce Plick the Pick, un progetto italiano che prova a ripensare un oggetto rimasto sostanzialmente invariato per decenni. L’idea dichiarata dall’azienda è aggiungere alla tradizionale combinazione di forma, spessore e punta anche una presa ergonomica e soprattutto una curvatura del profilo rispetto al piano del plettro. Plick the Pick
Il plettro fa davvero parte del suono?
Sì, anche se non nello stesso modo di un pickup o di un pedale.
Un plettro più morbido tende a flettersi durante la pennata e può rendere lo strumming più fluido; aumentando lo spessore cresce generalmente la rigidità e con essa la sensazione di controllo sulla corda. Anche la punta conta: secondo Plick the Pick, una punta più affilata favorisce un rilascio più netto e ricco di armoniche, mentre una punta più arrotondata tende ad avere un comportamento più morbido. Plick the Pick
Poi c’è il materiale. Nel catalogo Plick troviamo nylon, celluloide, resina acetalica, policarbonato, resine per stampa 3D e formulazioni proprietarie. Non vengono scelti soltanto per resistenza o estetica: cambiano flessibilità, attrito sulla corda, sensazione al tatto e risposta della pennata. Plick the Pick
Il nylon, per esempio, viene descritto dall’azienda come elastico e scorrevole, con una risposta tendenzialmente più morbida sulle frequenze alte. La celluloide viene invece associata a una risposta più brillante e decisa, mentre la resina acetalica viene utilizzata per ottenere plettri resistenti e particolarmente scorrevoli. Plick the Pick
Non significa che esista un materiale “migliore”. Significa che due plettri apparentemente simili possono restituire sensazioni diverse.
Dove Plick the Pick cambia davvero le regole
La parte più interessante dei Plick non è però il materiale. È la forma.
Un plettro tradizionale è sostanzialmente piatto. Nei Plick il profilo può essere curvato anche rispetto al piano del plettro, in modo che la corda venga accompagnata verso la punta secondo una traiettoria diversa. A questo si aggiunge una zona di presa sagomata, pensata per rendere più stabile il contatto tra pollice, indice e plettro. Plick the Pick
È una differenza che sulla carta può sembrare minima. Quando però un oggetto misura pochi centimetri, anche una variazione di pochi millimetri modifica sensibilmente il modo in cui si posiziona tra le dita.
Ed è probabilmente questo il modo giusto di guardare Plick the Pick: non come un “plettro costoso” rispetto a quello classico, ma come un tentativo di progettare il plettro con la stessa attenzione ergonomica che ormai viene applicata a molti altri componenti dello strumento.
Non basta scegliere “0,73 o 0,88”
Per anni abbiamo classificato i plettri quasi esclusivamente attraverso lo spessore.
È certamente un parametro importante, ma Plick mostra bene quanto sia incompleto considerarlo da solo.
Nel catalogo attuale troviamo spessori che vanno da 0,6 fino a 1,5 mm, ma modelli dello stesso spessore possono avere forme, curvature, materiali e punte differenti.
Prendiamo due esempi.
Il Molly Nylon 0,8 mm viene proposto come un modello particolarmente versatile per ritmica, funk, rock e utilizzo sia su acustica sia su elettrica.
Ha forma a goccia, punta da 0,8 mm e profilo concavo. Plick the Pick
Il Fire in acetalica 0,8 mm, pur avendo lo stesso spessore nominale, utilizza invece resina acetalica e un profilo convesso ed è orientato a una risposta più definita e scorrevole, con particolare riferimento a jazz e fusion. Plick the Pick
Stesso numero stampato sul plettro, quindi, ma non necessariamente stessa esperienza.
Ed è forse questo il primo concetto da dimenticare quando si prova un Plick: lo spessore da solo non racconta più tutto il plettro.
Acustica, elettrica, basso: serve davvero un plettro diverso?
Non necessariamente, ma può avere senso.
Chi accompagna su una chitarra acustica potrebbe preferire un plettro capace di flettersi e scorrere facilmente sulle corde durante lo strumming. Chi esegue pennata alternata veloce su elettrica potrebbe cercare maggiore rigidità e una punta più precisa. Un bassista può invece desiderare maggiore superficie di presa e consistenza nell’attacco.
Plick the Pick organizza infatti parte della propria gamma anche in funzione dello strumento e dello stile: ci sono selezioni dedicate a chitarra elettrica, acustica e basso, oltre a pacchetti che permettono di confrontare modelli differenti. Plick the Pick
La cosa interessante non è tanto trovare “il plettro per il rock” o “il plettro per il jazz”, quanto capire quali caratteristiche si sposano meglio con la propria mano e con il proprio modo di suonare.
E quelli stampati in 3D?
Plick utilizza anche la stampa 3D in resina per alcuni modelli più rigidi.
Secondo l’azienda, queste resine consentono di sperimentare geometrie senza dover realizzare nuovi stampi, ma richiedono diversi passaggi di lavorazione e post-produzione. La rigidità del materiale rende questa tecnologia più adatta agli spessori elevati; Plick indica infatti la stampa 3D soprattutto per plettri da circa 1,2 mm in su. Plick the Pick
È un approccio interessante perché permette al plettro di diventare quasi un piccolo componente progettato, invece di essere semplicemente ritagliato o stampato nella classica forma triangolare.
Quindi Plick the Pick è “migliore” di un plettro normale?
La domanda secondo noi è posta male.
Un plettro è un oggetto estremamente personale. C’è chi suona benissimo da vent’anni con lo stesso modello tradizionale e non sente alcuna necessità di cambiarlo. E non c’è niente di sbagliato.
Il punto di Plick the Pick è un altro: dimostrare che sul plettro c’è ancora spazio per progettare.
Cambiare impugnatura, profilo, materiale o punto di rilascio della corda può modificare sensazioni che un chitarrista dà normalmente per scontate. E visto che parliamo di uno degli accessori meno costosi dell’intero setup, è anche uno dei componenti sui quali è più semplice fare esperimenti.
Il modo migliore per scegliere? Provarne più di uno
Qui probabilmente sta il consiglio più utile.
Non sceglierei un Plick esclusivamente leggendo “0,8 mm”, “per rock” o “per acustica”. Partirei piuttosto dal proprio plettro abituale e proverei due o tre alternative con caratteristiche differenti.
Un plettro più morbido. Uno più rigido. Una punta diversa. Un profilo concavo e uno convesso. Nylon contro acetalica.
Bastano pochi minuti per capire quanto possa cambiare la sensazione sulla corda.
Ed è anche il motivo per cui Plick propone confezioni con più modelli, pensate proprio per mettere a confronto geometrie e materiali differenti. Plick the Pick
In conclusione: tanto un plettro è un plettro?
Forse è proprio questa la cosa interessante.
Spendiamo centinaia o migliaia di euro cercando una chitarra più reattiva, un pickup più dinamico o un amplificatore capace di seguire meglio il nostro tocco. Poi spesso ignoriamo l’oggetto che, fisicamente, crea quel tocco sulla corda.
Plick the Pick parte da una domanda molto semplice: se abbiamo continuato a migliorare praticamente ogni componente della catena della chitarra, perché il plettro dovrebbe essere rimasto uguale?
